LA MOSTRA

ATTRAVERSO BASSOPIANI E ALTOPIANI

Ed eccola, finalmente, la Valle dell’Omo, un vero e proprio museo etnografico all’aperto: gli Hamer, i Karo, i Mursi sono solo alcune delle popolazioni che occupano questo territorio affascinante e variegato.
Gli Hamer costituiscono il gruppo etnico la cui cultura ben esemplifica quella dei popoli di questa regione e il nostro Opsio ne č estremamente incuriosito perché ha letto che i possibili legami culturali tra le genti dell’altopiano e gli antichi Egizi sono estendibili anche a questa popolazione. Alcuni utensili ancora oggi in uso tra gli Hamer appaiono, infatti, simili a quelli rintracciabili nei dipinti egiziani.
Tra questi vanno senza dubbio ricordati i poggiatesta, molto usati dagli uomini per coricarsi senza danneggiare le elaborate acconciature.
Gli Hamer, ed in genere tutti i popoli della Valle dell’Omo usano adornare il corpo con vistose scarificazioni sulla fronte, le gote, il petto e il ventre. Una pratica, questa, molto diffusa presso le popolazioni dell’Africa nordorientale e praticata anche nel passato. Scarificazioni sono, infatti, rappresentate sui rilievi egiziani raffiguranti genti del sud e, addirittura, sui volti dei sovrani nubiani di epoca meroitica.
Ripreso il cammino verso nord-est, Opsio si imbatte in un gruppo di Borana. Hanno una folta capigliatura dalla quale scendono sulla fronte rivoli di burro profumato. La mente di Opsio corre nuovamente alle rappresentazioni sulle pareti delle tombe egiziane del Nuovo Regno, dove spesso i partecipanti ai banchetti o i funzionari onorati dal faraone per i loro servigi, si sono fatti rappresentare proprio con sulla testa coni di grasso aromatizzato.
Il sole č ormai una palla di fuoco all’orizzonte. Opsio procede il suo cammino verso nord in direzione delle Dancalia, la terra dell’ossidiana, a cui deve il suo nome. Terra di deserto e di fuoco, la Dancalia č abitata da pastori nomadi, gli Afar.
Grazie all’attivitā vulcanica, in quest’area sono presenti numerosi affioramenti di ossidiana, il vetro vulcanico tanto apprezzato nell’antichitā, a cui il nostro viaggiatore deve il nome. Ma l’ossidiana non č l’unica risorsa della regione, c’č anche il sale. Per estrarlo gli Afar incidono all’interno della crosta un solco circolare fino a formare un lastrone che viene sollevato e sezionato ricavandone i tipici amolič, dei parallelepipedi di sale poi avvolti in strisce di fibra vegetale. Gli amolič con lunghe carovane di dromedari ed asini vengono trasportati da altitudini sotto il livello del mare sull’altopiano, ad oltre 2000 metri, seguendo una tradizione centenaria.

Ai paesaggi infuocati della Dancalia si aggiungono presto quelli marini della costa. Non siamo lontani da Adulis, antica cittā costiera dove, probabilmente fin da epoca tolemaica, i prodotti provenienti dal Mediterraneo erano scambiati con quelli delle regioni interne del Corno d’Africa settentrionale.
Giunto sull’altopiano, Opsio raggiunge lo spettacolare massiccio del Gheralta. Qui, tra gli anfratti delle ambe sono nascoste le chiese scavate nella roccia, tracce di una spiritualitā nata proprio dal contatto con il Mediterraneo e con il Cristianesimo orientale per il tramite di Gerusalemme e Alessandria. Nella chiesa di Guh, i dipinti riecheggiano le parate di Santi tanto diffuse nelle decorazioni delle chiese cristiane orientali e copte.
Dirigendosi verso sud-ovest, Opsio giunge al Lago Tana che attraversa navigando con una tipica barca di papiro di antiche tradizioni e frequentemente raffigurata anche nelle tombe egizie.
Abbandonate le rive del lago e risalendo verso nord, il nostro viaggiatore si imbatte in bellissimi dipinti rupestri a Zeban Ona Libanos e Addi Canzā. Ancora una volta Opsio riflette sui possibili legami tra popoli di territori cosė lontani e sul ruolo che nel garantire questi legami hanno svolto le popolazioni nomadi e pastorali raffigurate nei dipinti, che dall’acrocoro scendevano verso le vaste e aride pianure occidentali attraversate dal grande fiume, il Nilo.


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