LA MOSTRA

I LIDI ITALICI

Lasciata Alessandria, Opsio ripercorre le rotte seguite tante volte nell’antichità da navi cariche di merci, e si avvicina ai lidi campani. È proprio da queste coste che partivano i mercanti italici che tante tracce del loro passaggio hanno lasciato sulle piste del Deserto Orientale egiziano e nelle narrazioni degli autori antichi. Non è dunque un caso che proprio la Campania sia così ricca di testimonianze dell’antico rapporto con l’Egitto e, attraverso questo, con l’Africa.
Così a Napoli il novello Opsio può ammirare le splendide coppe in ossidiana rinvenute in una villa romana a Stabiæ e, passeggiando per il centro, imbattersi nella statua di un personaggio con cornucopia, barbato e reclinato, ai cui piedi sta un coccodrillo e che si poggia su una sfinge. Si tratta della personificazione del Nilo, collocata nei pressi della parte della città antica nota come vicus alexandrinus, il quartiere dove abitavano i mercanti greco-egiziani di Alessandria.
È ormai tempo per Opsio di tornare a casa, a Roma, da dove era partito alla ricerca delle origini del suo strano nome. Risalendo il Tevere sbarca al Campo Marzio, dove sorgeva un altro tempio dedicato alla dea Iside e a Serapide, anch’esso un dio egiziano.
Opsio passeggia per la sua città e i tanti obelischi egiziani che la punteggiano non gli appaiono più come simboli di appropriazione da parte degli imperatori che li portarono a Roma secoli fa, ma piuttosto come capisaldi di ben più profonde consonanze con l’Egitto e le lontane terre del sud, suscitate dagli intensi e proficui contatti tra Africa e Mediterraneo che l’Egitto ha saputo da sempre promuovere e intepretare.


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