LA MOSTRA

LUNGO IL MEDIO NILO

Attraversato il fiume Mareb, chiamato Gash nelle regioni dei bassopiani, Opsio entra in una terra ricca di storia e tradizioni. Anch’essa nota per le numerose pitture rupestri e gli importanti siti archeologici, la regione è oggi occupata da numerose popolazioni.
Insomma, un crogiolo di lingue , culture, e costumi, situato tra gli altopiani, il Deserto Orientale, la costa del Mar Rosso e la Valle del Nilo.
E così doveva essere anche in passato. Gli archeologi hanno infatti dimostrato che già nel II millennio a.C. l’area era coinvolta in una vasta rete di rapporti e scambi che si estendevano dalla Nubia, al Mar Rosso, all’Arabia e allo stesso Egitto. Forse da qui gli Egiziani importavano avorio, ebano, aromi e oro; forse questa era parte della mitica terra di Punt che gli antichi Egizi raggiungevano attraverso pericolose navigazioni nel Mar Rosso fin dalla metà del III millennio.
Superato l’Atbara e attraversata la vasta piana del Butana, Opsio si sofferma ad ammirare le rovine degli imponenti complessi monumentali di Musawwarat es-Sufra e Naga, fatti edificare dai sovrani del potente regno meroitico, fiorito tra il III secolo a.C. e il IV secolo d.C. Sui monumenti ricchi di figurazioni la tradizione nubiana si integra con elementi egiziani e finanche ellenistici per dar vita ad una cultura artistica assolutamente originale. In particolare a Naga, Opsio scorge un tempietto che riecheggia stili e tratti dell’architettura del Mediterraneo ellenistico e romano.

Ma è solo un elemento all’interno di un complesso monumentale assolutamente originale, posto com’è vicino al tempio del dio cacciatore e guerriero di Meroe, Apedemak, dalla testa di leone.
Abbandonate le affascinanti rovine del Butana, Opsio raggiunge la confluenza dei fiumi che aveva visto nascere, il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, che qui uniscono le loro acque e il loro impeto per aprirsi la strada verso il nord, verso l’Egitto e il Mediterraneo. Decide di
seguire d’ora in avanti il corso del fiume.
Lungo il tragitto, non lontano dalla fertile valle, incontra le rovine dell’antica città di Meroe, la capitale del regno.
Fu grazie a Meroe che il mondo ellenistico prima e quello romano poi ottennero, attraverso l’Egitto, molti dei prodotti africani di cui necessitavano. In lontananza si scorgono le famose piramidi, costruite su creste rocciose la cui base è coperta da dune di sabbia dorata. Sono i cimiteri dove venivano sepolti i re e le regine di Meroe.
Ripreso il cammino, Opsio torna verso il Nilo e raggiunge i resti di un grande tempio dedicato ad Amon, altra divinità egiziana adorata a Meroe.
Dopo una sosta all’ombra delle rovine il viaggio riprende. Opsio procede verso nord, ancora guidato dal corso del Nilo, per raggiungere finalmente l’Egitto.


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